Che fine farà l’Italia?

Considerazioni di un quasi trentenne

Sul futuro dei cosiddetti “giovani” (che poi tanto giovani non lo sono più, a mio avviso, se si superano i 30 anni di età) si sprecano rubriche, telegiornali, trasmissioni tv, dibattiti e rubriche.

Una delle  più interessanti a mio avviso è questa, ospitata sul corriere della sera, dove ognuno può intervenire e dove si possono leggere storie di realtà diverse, sempre utili per confrontarsi con i propri (quasi) coetanei.

Le opzioni che intravedo più spesso perchè rappresentano delle realtà vicine alle mie sono quelle:

- a) di chi segue le orme di famiglia e continua sull’onda dell’attività già intrapresa dai genitori.

- b) chi vive semplicemente usufruendo di quello che i genitori o i nonni hanno guadagnato

- c) chi dopo lo studio si accontenta di un lavoro modesto ma dietro casa, continua a vivere con i genitori finchè non ha  accumulato abbastanza per accendere un mutuo e quindi finalmente lasciare il nido.

- d) chi decide di andarsene senza nessuna prospettiva, sapendo che tanto in Italia a questo punto c’è solo da perdere (tempo) e niente da guadagnare e che qualsiasi altra capitale europea possa offrire più prospettive di una grande città italiana.

-e) chi le prospettive ce le ha e (sono in pochi) cavalca l’onda del proprio talento e questa sottocategoria ha due differenza: chi se ne va all’estero per offerte di lavoro più allettanti e chi invece le offerte ce le ha avute in Italia e ha saputo sfuttarle al massimo.

- d) chi ormai si è arreso e vive alla giornata, o trovando e facendo quello che capita o con un lavoro mediocre ma stabile, in attesa che arriva, chissà quando o da dove, il cambiamento che svolti la propria vita.

- e) chi si accontenta, in ogni caso.

se avete altre categorie da aggiungere fatelo pure sotto.

Fotografie dal passato

Il revival musicale rispecchia anche lo stile nell’abbigliamento

Tornando a parlare di revival come abbiamo fatto in questo post qualche mese fa oggi passiamo all’aspetto estetico ed esteriore della faccenda e cioè il ritorno di tutti gli stili che andavano di moda qualche decina di anni fa.

Sembra quasi un clichè dire che la moda è ciclica ma se ci pensiamo sopra e ci guardiamo un pò attorno non si può che affermarlo.

Prendiamo un capo come esempio: il cosiddetto chiodo (o biker jacket in inglese).

Reso famoso da Marlon Brando ne “Il selvaggio” il chiodo ha poi passato periodi di alterna fortuna: ritornato popolare alla fine degli anni 70′ grazie al revival del movimento punk e da sempre associato ad indumento di trasgressione è finito nel quasi dimenticatoio (quasi grazie allo zoccolo duro di aficionados che hanno tenuto alto il chiodo come simbolo di ribellione anche nei bui anni 90 e primi 00). Il chiodo da almeno 3 anni a questa parte è tornato fortemente nei nostri guardaroba, dapprima azzardato da qualche attivista della scena punkrock, poi dai classici fashionisti precursori delle tendenze haute couture da strada ed infine indossato con nonchalance anche da Rihanna e Barbara D’urso.

Per buon gusto evito di linkarvi le immagini delle ultima due persone nominate ma, se non l’avete ancora visto sappiate che ce l’hanno. Se non sapete chi sono invece bhè, meglio per voi.

Se invece volete vedere chi il chiodo e i jeans strappati li portava con grande classe bhè, date un occhiata a questa galleria.

Punk rock and biker jackets will never die but we probably will.

P.s.

spero che con la moda del chiodo tornino di moda anche loro:

togliti l'unghia con un coltello