Considerazioni di un quasi trentenne
Sul futuro dei cosiddetti “giovani” (che poi tanto giovani non lo sono più, a mio avviso, se si superano i 30 anni di età) si sprecano rubriche, telegiornali, trasmissioni tv, dibattiti e rubriche.
Una delle più interessanti a mio avviso è questa, ospitata sul corriere della sera, dove ognuno può intervenire e dove si possono leggere storie di realtà diverse, sempre utili per confrontarsi con i propri (quasi) coetanei.
Le opzioni che intravedo più spesso perchè rappresentano delle realtà vicine alle mie sono quelle:
- a) di chi segue le orme di famiglia e continua sull’onda dell’attività già intrapresa dai genitori.
- b) chi vive semplicemente usufruendo di quello che i genitori o i nonni hanno guadagnato
- c) chi dopo lo studio si accontenta di un lavoro modesto ma dietro casa, continua a vivere con i genitori finchè non ha accumulato abbastanza per accendere un mutuo e quindi finalmente lasciare il nido.
- d) chi decide di andarsene senza nessuna prospettiva, sapendo che tanto in Italia a questo punto c’è solo da perdere (tempo) e niente da guadagnare e che qualsiasi altra capitale europea possa offrire più prospettive di una grande città italiana.
-e) chi le prospettive ce le ha e (sono in pochi) cavalca l’onda del proprio talento e questa sottocategoria ha due differenza: chi se ne va all’estero per offerte di lavoro più allettanti e chi invece le offerte ce le ha avute in Italia e ha saputo sfuttarle al massimo.
- d) chi ormai si è arreso e vive alla giornata, o trovando e facendo quello che capita o con un lavoro mediocre ma stabile, in attesa che arriva, chissà quando o da dove, il cambiamento che svolti la propria vita.
- e) chi si accontenta, in ogni caso.
se avete altre categorie da aggiungere fatelo pure sotto.
